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14/04/2020

Eco fashion sempre più di tendenza? Statistiche e previsioni

L’industria dell’abbigliamento è sul podio dei settori più inquinanti a livello mondiale. L’altra faccia della medaglia, però, ha visto il mondo della moda come capofila di una tendenza, quella dell’eco fashion, che ha sensibilizzato sempre più persone, clienti finali e addetti ai lavori verso una maggiore sostenibilità delle produzioni.

Abbiamo raccolto una serie di fatti, statistiche e previsioni che provano a spiegare il bisogno delle imprese di adottare modelli più sostenibili. Scoprili, continuando a leggere l’articolo!

Eco fashion: l’analisi di KPMG

Nel report pubblicato da KPMG dal titolo “Sustainable Fashion – A Survey on Global Perspectives”, si leggono i risultati di un sondaggio eseguito a livello globale in 5 città – Hong Kong, Londra, New York, Shanghai e Tokyo. Sebbene la consapevolezza del problema ambientale sia diffusa alla maggioranza dei partecipanti, l’eco fashion non ha coinvolto tutti allo stesso modo per quanto riguarda le scelte d’acquisto di abbigliamento, accessori e calzature.

Ecco alcuni dati estratti dal report che ci aiutano a comprendere l’esigenza di una moda più sostenibile:

  • il 78% dei partecipanti si dichiara molto preoccupato o preoccupato per l’emergenza ambientale
  • il 41% dei londinesi e il 40% dei newyorchesi si definiscono allarmati
  • tra i partecipanti di Shanghai, Tokyo e Hong Kong la percentuale scende rispettivamente al 30%, 17% e 16%
  • cala drasticamente la percentuale di coloro che non sono affatto preoccupati, solo il 2% a Shanghai e Hong Kong, 6% a Tokyo e Londra, meno del 10% a New York

Altre statistiche utili sull’eco fashion

Gli sprechi nel settore della modaavvengono prevalentemente nel ciclo produttivo e nell’utilizzo da parte dei clienti finali che buttano i capi dismessi, anziché riutilizzarli o li lavano eccessivamente, consumando acqua ed energia.

Ma passiamo ora all’elenco di fatti e previsioni che ti aiuteranno a comprendere l’importanza del tema eco fashion.

BI

  • Il settore della moda (industria tessile dell’abbigliamento e calzature) è responsabile dell’8,1% delle emissioni di gas serra [fonte: Measuring Fashion – Environmental Impact of the Global Apparel and Footwear Industries Study – Full report and methodological considerations – Quantis 2018]
  • Il valore del comparto moda sostenibile è cresciuto di quasi 20 punti percentuale nel 2018 [fonte: Ethical Consumer Magazine]
  • 59 colossi del settore – tra case di moda, produttori e retailer – fra i quali citiamo Adidas, H&M, Gap e Timberland hanno dichiarato l’obiettivo di incrementare almeno del 25% l’uso di poliestere riciclato (rPET) entro l’anno in corso [Fonte: Textile Exchange “Recycled Polyester Commitment”]
  • Il 12,5% delle aziende di moda nel mondo si sono impegnate a cambiare i propri processi produttivi, orientandoli a una maggiore sostenibilità entro l’anno corrente [fonte: BBC News “Fast fashion: Inside the fight to end the silence on waste”]
  • Si prevede che il settore fashion arriverà a occupare il 35% di terre in più per la produzione di fibre tessili entro il 2030 – risorsa che potrebbe essere impegnata per promuovere la biodiversità e nutrire la popolazione mondiale in espansione costante [Fonte: Global Fashion Agenda & The Boston Consulting Group – Pulse of the Fashion Industry, 2017]
  • Semplicemente aumentando del 10% gli acquisti di abbigliamento di seconda mano, il beneficio per l’ambiente si tradurrebbe in una riduzione di emissioni di CO2 per tonnellata di vestiti del 3% circa e dell’uso di acqua del 4% circa [Fonte: Wrap “Valuing Our Clothes: the cost of UK fashion”, 2017]
  • Fino ai 3/5 dell’abbigliamento prodotto a livello globale rischiano di finire il proprio ciclo di vita in un inceneritore o in discarica entro un anno dalla realizzazione [Fonte: Style that’s sustainable: A new fast-fashion formula – McKinsey, ottobre 2016]
  • Solo per la realizzazione di un paio di jeans, si calcola che vengano utilizzati 7000 litri di acqua [Fonte: Greenpeace Deutschland “Es reicht!”]
  • Entro il 2030 si prevede di raggiungere quota 148 milioni di tonnellate di rifiuti provenienti dal mondo fashion [Fonte: Global Fashion Agenda & The Boston Consulting Group – Pulse of the Fashion Industry, 2017]
  • il 78% dei buyer di abbigliamento e accessori indica nella sostenibilità il fattore che sarà il più determinante nelle decisioni d’acquisto entro il 2025 [Fonte: Antonio Achille, Senior Partner e Global Head of Luxury di McKinsey, intervistato nel corso della Terza International Roundtable on Sustainability organizzata dalla Camera Nazionale della Moda Italiana]
  • La produzione di abbigliamento è responsabile del 20% dei consumi di acqua nel mondo [Fonte: United Nations Economic Commission for Europe – Fashion is an environmental and social emergency]

Ci agganciamo proprio all’ultima fonte citata, perché il titolo completo dell’articolo pubblicato sul sito di UNECE può essere tradotto in questo modo: la produzione di abbigliamento è un’emergenza ambientale e sociale, ma può rappresentare una leva efficace per il progresso di politiche di sviluppo sostenibile.

eco fashion

La sostenibilità ambientale rappresenta una sfida e allo stesso tempo una grandissima opportunità per conquistare il mercato del millennial e ancora di più della Generazione Z, un pubblico estremamente sensibile al tema anche grazie ai Fridays for Future promossi da Greta Thumberg.


Una produzione più sostenibile sia dal punto di vista ambientale che da quello economico e sociale è possibile: i driver determinanti saranno il nearshoring e l’automazione.

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BI

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